MOVIMENTO SCUOLA SENZA ZAINO

ISTITUTO COMPRENSIVO GUICCIARDINI
PROGETTO “SCUOLA SENZA ZAINO”
Proposto dalla Dirigente scolastica e inserita nel PTOF 2025/2028
Delibera del Collegio docenti del 04/11/2024 n. 32
Delibera del Consiglio d’Istituto del 07/11/2024 n. 21
Dall’anno scolastico 2024/2025 l’Istituto Comprensivo Guicciardini ha aderito alla Rete Scuola Senza Zaino.
I TRE VALORI SENZA ZAINO
1 – OSPITALITÀ
L’aula tradizionale è organizzata con l’impiego di banchi disposti in file allineate e la presenza della cattedra, dietro la quale il docente esegue tutte le azioni caratterizzanti una relazione di insegnamento frontale e trasmissiva; la lavagna di fianco alla cattedra, due armadi fissati alle pareti del locale per contenere qualche oggetto e qualche libro. Lo spazio è monòtopo, nel senso che è costituito da una sola grande area di lavoro. Per questo finisce per prevalere, al di là delle intenzioni, un’attività standardizzata, parcellizzata e sequenziale, sostenuta da una visione segmentata del curricolo.
Rinnovare la didattica significa ripensare gli spazi scolastici, sviluppando quattro dimensioni:
- il valore pedagogico dell’ambiente come soggetto che partecipa al progetto educativo;
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la vivibilità, il senso estetico, il comfort;
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la sicurezza, il benessere, la salute;
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l’ecologia e il rispetto dell’ambiente.
Dunque, il valore dell’ospitalità si riferisce prima di tutto all’organizzazione degli ambienti, pensati e realizzati in modo che risultino accoglienti, ordinati, gradevoli, ricchi di materiali, curati anche esteticamente: a partire dalle aule fino a comprendere l’intero edificio scolastico (i diversi laboratori, le aule dedicate, la biblioteca, la palestra, i corridoi, ecc.) e gli spazi esterni (il cortile ed eventualmente, lo spazio-orto).
Nell’aula l’organizzazione dello spazio orizzontale prevede l’individuazione di aree distinte (tavoli, agorà, postazioni per i mini-laboratori) che rendono possibile diversificare il lavoro scolastico, consentendo più attività in contemporanea, lo sviluppo dell’autonomia, l’esercizio della capacità di scelta, una molteplicità di pratiche condivise di gestione della classe. Differenziare e personalizzare l’attività didattica permette di tenere in effettiva considerazione, di “ospitare” appunto, la varietà delle intelligenze e degli stili cognitivi degli alunni, per dar vita ad una scuola inclusiva, giacché progettata per tutti.
La cura dello spazio verticale richiede la strutturazione della cartellonistica e la realizzazione di pareti attrezzate, l’etichettatura dei materiali e degli strumenti nelle scaffalature. Anche in questo caso l’oggettualità è intesa come dimensione che sviluppa la prospettiva estetica, favorisce il movimento, alimenta l’autonomia e, in definitiva, concorre alla realizzazione di un apprendimento efficace.
2. RESPONSABILITÀ
Spazio e pedagogia si legano strettamente. Maria Montessori riteneva che la richiesta fondamentale dell’alunno al docente fosse di aiutarlo a fare da solo. Il valore della Responsabilità richiama la libera adesione dell’alunno, nella convinzione che la crescita armonica e un’adeguata maturazione abbiano luogo nella misura in cui la persona è in grado di cogliere il significato di ciò che è proposto e per cui sono mobilitate le sue risorse interiori (cognitive, emotive, affettive) e la sua motivazione.
Nella pratica scolastica, sono gli strumenti didattici che possono favorire la conquista dell’autonomia e il rinforzo del senso di responsabilità. Normalmente la scuola ne è sprovvista, essendo dotata quasi esclusivamente dei libri di testo. Una segnaletica per rispettare il silenzio o per definire il momento di lavoro senza l’aiuto del docente; il pannello che indicano le responsabilità a cui ciascuno deve far fronte, gli schedari auto-correttivi che consentono di esercitarsi e di avanzare, il time table che informa sulle attività, il Manuale che raccoglie i vari documenti della classe, i materiali per il Laboratorio di scienze, i giochi matematici, la scheda di registrazione delle attività personali, i libri e le enciclopedie, i software didattici, la LIM e la Digital board e il computer sono alcuni esempi di strumenti didattici presenti nelle aule Senza Zaino.
La responsabilità è connessa ad altri due aspetti importanti: la scelta e le attività autentiche. Senza Zaino parla di scelta nelle attività e delle attività.
Per la scelta nelle attività ci sono vari modi, tempi e spazi per svolgere un lavoro: un racconto può essere disegnato, riferito a parole o sintetizzato tramite la scrittura. I compiti possono stimolare intelligenze diverse e permettere l’impiego di canali di apprendimento simbolici, pratici e iconici. Negli spazi, lo stesso compito può essere eseguito nell’area agorà, ai tavoli, al mini-laboratorio o al tavolo del docente. Per i tempi di lavoro, si può scegliere cosa fare nella giornata, nella settimana, nei quindici giorni. Quello che conta è lasciare agli alunni la possibilità di scegliere, facendo registrare il tutto su un’apposita card con la regola che poi è necessario esplorare tutte le opportunità disponibili.
L’attività autentica consente di lavorare legate al vissuto quotidiano. Il rischio della scuola è quello di rappresentare un luogo di esercizio continuo, un ambiente di preparazione alla vita, senza concedere la responsabilità di cimentarsi con il mondo. Essere responsabili per diventare “grandi” significa alimentare il desiderio di esplorare la realtà, di diventare artefici del proprio destino, di intervenire sulle situazioni esterne alla scuola e sulle questioni reali da protagonisti.
3. COMUNITÀ
Gli spazi dell’aula e della scuola, in Senza Zaino, sono organizzati per concretizzare l’idea di Comunità e permettere l’incontro e il lavoro condiviso dei docenti e degli alunni.
Lo spazio-aula è strutturato in aree e prevede un luogo di incontro per gli alunni denominato Agorà o Forum, particolarmente significativo per la comunità-classe. L’agorà è il luogo per radunarsi, la piazza in cui, nelle città dell’antica Grecia, si tenevano il mercato e le assemblee pubbliche. Nell’Agorà Senza Zaino si tengono diverse attività: la lettura personale, l’ascolto e la discussione guidata, l’assunzione di decisioni che riguardano la vita della comunità, lo scambio e il confronto tra gli alunni e il docente.
Il concetto di Comunità si fonda sull’evidenza che l’apprendimento è un fenomeno sociale e avviene all’interno delle relazioni significative. La cura della qualità di queste relazioni aiuta ad assumere i comportamenti prosociali e collaborativi, che alimentano la condivisione e la negoziazione di significati.
Il valore Comunità si esprime anche nella stanza dei docenti, che Senza Zaino cura con particolare attenzione per supportare la costituzione di una comunità professionale. La Comunità è di pensiero, visione e pratiche e deve essere anche di luogo. Difatti, la comunità professionale senza un suo luogo fisico. I docenti in Italia spesso non hanno uno spazio per ritrovarsi nelle loro scuole.
Comunità è condividere le pianificazioni. In Senza Zaino, ogni comunità scolastica costruisce e redige il proprio planning: un documento progettuale collegato al PTOF dell’Istituto che elenca e descrive nel dettaglio le attività, le caratteristiche e gli eventi specifici della singola scuola e che permette ai docenti, agli alunni e ai genitori di visualizzare gli impegni condivisi per l’anno scolastico. È uno strumento per creare scuole- comunità, aiutando a superare la chiusura della classe/sezione e le formulazioni generali e spesso astratte del Piano dell’Offerta Formativa.
La Comunità scolastica è contemporaneamente:
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comunità di apprendimento: in cui imparare significa attitudine, e non solo attività;
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comunità collegiale: orchestrata dalla condivisione della missione da parte dei suoi membri nell’ottica di un comune beneficio;
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comunità di cura: data da relazioni morali, in cui ognuno si impegna verso gli altri;
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comunità inclusiva: persone differenti orientate al rispetto reciproco;
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comunità di ricerca: che usa il problem solving e un costante approfondimento collettivo delle possibili soluzioni.
La scuola diventa un sistema di relazioni che evolve verso una comunità di pratiche. Una comunità educante, nel continuo scambio di conoscenze tra docenti e alunni. L’apprendimento è situato e sociale: non appartiene più ai singoli, ma è patrimonio posseduto agli alunni all’interno della cornice più ampia di cui essi fanno parte.
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